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Un'ipotesi di lavoro
Per un lettore occasionale i problemi di
collocazione storico-cronologica degli eventi all’interno del Canone
storico dell’Universo Marvel non sono avvertiti come tali o non sono
cause che possono minare il godimento della lettura. Per tale
lettore è facile ammettere che editor e scrittori prendano
personaggi con una lunga vita alle spalle e decidano di alterarne il
passato (con una Ret-Con Sostitutiva o Trasformativa) o azzerarlo
(con un Reboot). Chi non ha interesse per l’integrità strutturale
della Continuity – quella che Gruenwald definiva semplicemente
“coerenza” – lo accetta a cuor leggero, pensando che in fondo si
tratta di personaggi “di carta”, e che la casa editrice ne abbia
tutto il diritto.
Ma se noi volessimo giocare fino in fondo il
gioco della Continuity, e cioè pensare che le storie che abbiamo
letto siano “realmente accadute” (notare le virgolette), a quel
punto la scelta editoriale di avallare le cancellazioni e le
riscritture del passato susciterebbe un grave problema
logico-strutturale. La prima domanda che dovremmo porci è questa:
ciò che abbiamo letto finora – ciò che la casa editrice stessa
tendeva con la simulazione a garantire come “reale” (e che noi
lettori abbiamo assunto come “reale”) – era davvero “reale”? E
soprattutto: il passato cancellato e negato dalla nuova narrazione,
che fine fa?
La risposta più semplice e immediata fornita
dalla Marvel Comics è: quel passato non è mai accaduto. Il presente
cancella e sostituisce il passato. Bene. Tuttavia nessuno è in grado
di rispondere a questa altrettanto semplice e immediata obiezione:
come si spiega il fatto che quelle storie passate e cancellate siano
ancora là, ordinate sugli scaffali delle nostre librerie?
Contro la sindrome da
“Ritorno al Futuro”, la logica impone che modificando il passato
tutte le variazioni abbiano effetto solo e soltanto su una
nuova Linea
Temporale, poiché il passato è già stato scritto almeno una volta.
Questo perché, sempre secondo logica, la nuova Causa (l’intervento
che va a modificare il passato) innesca una nuova sequenza di
Effetti, determinando – di fatto – una nuova catena di eventi. Ogni
variazione modella quindi la storia di un nuovo universo, identico
al vecchio fino al momento in cui è avvenuta l’intrusione di una
nuova Causa. |
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Una Morte in Famiglia
Abbiamo sottoposto ad analisi una storia tratta
dallo one-shot FANTASTIC FOUR: A DEATH IN THE FAMILY, edito nel
giugno 2007 e realizzato da Karl Kesel (testi) e Lee Weeks (matite),
imperniato su un avvincente paradosso.
La trama: a causa di un incidente di
laboratorio che conduce sulla Terra un mostro interdimensionale,
Susan Storm rimane uccisa. Johnny Storm (che d’ora in avanti
chiameremo “Johnny 1”), determinato a riportare in vita la sorella,
decide di tornare indietro nel tempo di un’ora soltanto per
cancellare gli eventi che hanno condotto alla disgrazia. Una volta
nel passato, Johnny 1 incontra il suo doppio, Johnny 2, e lo mette
fuori gioco per poter agire indisturbato. Quindi si preoccupa di
fondere il portale dimensionale che avrebbe condotto sulla Terra il
mostro assassino. Ma a causa di una crepa dimensionale il mostro si
ripresenta, come si era già verificato. Per salvare la sorella,
Johnny 2 rientra in gioco e riesce nell’intento. Terminata la
missione, Johnny 1 si accomiata per tornare alla sua linea
temporale, e Reed Richards 2 spiega amaramente ai suoi compagni:
“Che tragedia. Il passato non
può essere cambiato. Quando quel Johnny è tornato indietro nel tempo
ha diviso la linea temporale. Ha evitato che accadesse qualcosa qui,
ma nella sua realtà non cambierà niente. Niente sarà migliore.
Quando tornerà, tutto sarà esattamente come prima.”
Il finale di questa vicenda ci lascia
spiazzati. Kesel ci ha portato a osservare la storia da un punto di
vista totalmente nuovo: abbiamo compreso che i Fantastici Quattro
protagonisti dell’apertura della storia non erano i Fantastici
Quattro che abbiamo sempre conosciuto. O meglio, non possiamo sapere
se lo sono stati e adesso non lo sono più, poiché la distinzione è
impossibile. A questo punto è chiaro che è stato il punto di vista
del narratore a spostarsi, e con esso quello dell’intera Casa
Editrice e dei suoi lettori. La realtà in cui i Fantastici Quattro
perdono Susan Storm non ci interessa più. Adesso continuiamo a
seguire le vicende del quartetto rimasto integro.
La domanda da un milione di dollari è: quale dei due gruppi
appartiene davvero alla Realtà Principale? Per rispondere a questa
domanda dovremo spingere l’analisi più a fondo. |
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Il Multiverso
Come sappiamo, il mondo narrativo Marvel è
stato definito un Multiverso. Nel 1956 il teorico Hugh Everett III
espose una teoria scientifica denominata “Teoria dei Molti Mondi”,
una teoria strettamente legata alle leggi della quantistica. Secondo
la fisica quantistica un elettrone in orbita attorno a un protone
non ha un valore d’energia determinato: si può solo dire che
quell’energia sarà contenuta entro certi valori probabili. Ebbene,
secondo la Teoria dei Molti Mondi esisterebbero tante copie del
nostro mondo quanti sono quei probabili valori, ossia una cifra
incalcolabile.
Dal momento che la natura che conosciamo si
comporta invece in modo non probabilistico ma deterministico, il
famoso Schrödinger si era chiesto: se gli elettroni possono mostrare
questa imprevedibilità, come mai ciò non si verifica anche negli
oggetti macroscopici, come il mondo in cui viviamo? Bohr rispose che
la presenza di un osservatore e la sua osservazione del fenomeno
"spezza" la probabilità quantistica e fa precipitare l’evento in uno
stato specifico, determinato, irrevocabile.
La teoria dei Molti Mondi di Everett è al tempo
stesso probabilistica e deterministica. Infatti Everett dice che se
in ogni elettrone ci fosse un microscopico osservatore, egli
riscontrerebbe soltanto valori determinati, e dopo una misurazione
concluderebbe – dal proprio punto di vista – che la Natura è il
frutto di risultati assolutamente definiti. Ciò significa che per un
osservatore la realtà è determinabile solo al proprio specifico
livello di realtà, ma varia e diventa probabilistica se viene
considerata dal punto di vista di osservatori appartenenti a
dimensioni molto più grandi della sua.
Se per la nostra realtà fisica la teoria di Everett non ha
possibilità di riscontri scientificamente determinabili, sembra
aderire invece con grande naturalezza ai mondi narrativi. Infatti
pare proprio questa la struttura del Multiverso Marvel, e il
personaggio dell’Osservatore ci attesta l’esistenza di tanti
universi alternativi all’Universo 616 quante sono le sue possibili
variazioni “quantistiche”, ovvero “narrative”. L’intera serie WHAT
IF ne è la prova: la narrazione dei “What If” devia da un punto
storico determinato e percorre una nuova strada in un mondo
narrativo che possiede lo stesso identico passato fino al momento
della divergenza.
A questo punto ci poniamo una domanda: cosa succederebbe se la casa
editrice, senza avvertire i propri lettori, deviasse in un mondo
narrativo diverso da quello su cui si era focalizzata sinora? E se
il finale della storia dei Fantastici Quattro di Kesel si fosse
ripetuto più volte nel corso della storia della Marvel senza
avvertire i lettori dello spostamento del punto di vista su una
linea temporale alternativa? Niente ci impedisce di pensarlo, anzi:
tutte le immotivate variazioni nel passato dei personaggi nel corso
della storia Marvel ci indicano che questa è l’ipotesi più
plausibile. |
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La ContiGuity
È ovvio che una casa editrice non voglia
sentirsi “ingabbiata” da una visione troppo rigida del suo universo
narrativo, perché questo le impedirebbe di seguire l’evoluzione del
gusto dei lettori e prevenire le fluttuazioni del mercato. Sono
emblematiche le considerazioni di Tom Brevoort e Joe Quesada sul
termine Terra 616*, termine utilizzato dai fan per indicare
l’universo principale creato da Stan Lee & Jack Kirby.
La Marvel Comics – di fatto – ha un
atteggiamento “quantistico” nei confronti del suo mondo narrativo,
perché per la casa editrice il suo universo è un microcosmo. Per la
Marvel Comics tutto può accadere nel Marvel Universe, anche andare
aldilà della Continuity determinata dalla Legge di Causa ed Effetto.
Ma che ne penserebbero i personaggi di quel mondo se potessero
fornirci la loro versione dei fatti? L’esatto contrario. Al loro
livello infatti tutto è deterministico, tutto è Continuity, e il
mondo si sviluppa secondo leggi molto precise. A questo punto sta a
noi lettori, osservatori intermedi, rintracciare e delimitare i vari
mondi a seconda delle leggi che vi si applicano.
Quando la Marvel Comics decide che il passato
già raccontato non è più valido e va cancellato, questa decisione va
a cozzare con la memoria dei suoi lettori ed erode la loro fiducia.
I lettori si sentono infatti autorizzati a pensare che tutto ciò che
verrà raccontato sarà – in futuro – suscettibile di smentite, a
tutto danno del realismo dell’universo narrativo.
Esiste allora un modo per essere allo stesso
tempo liberi editorialmente
ma coerenti narrativamente?
Sì, questa possibilità esiste ed è quella di considerare le storie
divergenti come ambientate nello stesso Multiverso, ma su una linea
temporale attigua e
molto simile alla linea precedente. Ogni incongruenza, se abbastanza
forte, creerebbe una Linea Temporale alternativa alla Linea
precedente.
Questo spostamento di interesse su una nuova
linea temporale non è un fatto Narrativo, e quindi interno
all’Universo, ma Editoriale, e quindi esterno. Per questo motivo,
anziché Continuity (una sequenza temporale determinata dalla Legge
di Causa ed Effetto all’interno di una stessa Linea Temporale) noi
vorremmo indicarlo con il termine
Contiguity, perché lo
spostamento dell’attenzione riguarda due Linee Temporali attigue
all’interno dello stesso Multiverso.
Nella Contiguity il “filo rosso” che collega le
storie non è la coerenza interna (propria della Continuity), ma il
“focus” della casa editrice, ossia ciò che la Marvel Comics intende
raccontarci in quel momento. Se due storie appaiono incongruenti
all’analisi occorre immaginare che il focus della Marvel Comics si
sia spostato su un'altra coordinata del Multiverso, dove gli
accadimenti con un passato diverso hanno determinato un diverso
sviluppo negli eventi futuri.
In sostanza: i personaggi sono gli stessi, ma
le loro differenze sono frutto di un passato su cui sono andate a
incidere Cause diverse. Le storie non sarebbero per questo motivo
meno importanti, dal momento che questa è la linea temporale su cui
la Marvel Comics ha deciso di puntare la sua attenzione per
adeguarsi alle mutate esigenze del pubblico.
Riassumendo:
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CONTINUITY (Continuità): Una sequenza di storie, ambientate
in una stessa Linea Temporale e concatenate secondo il principio
di Causa/Effetto.
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CONTIGUITY (Contiguità): Lo spostarsi dell’attenzione su
Linee Temporali differenti determinato da una scelta editoriale.
Nello schema abbiamo provato a visualizzare come opererebbe il
meccanismo della Contiguity a livello macroscopico, ossia sulle tre
grandi fasi o cicli editoriali attraversate dalla Marvel Comics.
Abbiamo utilizzato come cardine il personaggio di Bucky Barnes
perché ci sembra emblematico della differenza di percezione che la
sua figura ha avuto nell’ambito di queste tre grandi fasi. |
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La ContiGuity Vs.
le altre teorie temporali
Ci sono almeno tre validi motivi per ricorrere
alla Contiguity nell’analisi della lunga storia del Multiverso
Marvel.
Primo. Con la Contiguity non è necessario
ricorrere alla teoria della Sliding Timescale. Le origini degli eroi
Marvel non debbono essere riconfigurate ogni decennio per preservare
la loro età anagrafica, facendo “slittare” in modo arbitrario le
date di nascita. L’Iron Man che è nato in Viet-Nam e quello che è
nato in Afghanistan appartengono a due Linee Temporali diverse e
sono nati in momenti diversi. Seguendo le vicende del nuovo Iron Man
la Marvel Comics ha deciso di spostare la sua attenzione sulla Linea
Temporale più recente, abbandonando il vecchio Iron Man, le cui
storie potranno, chissà, essere raccontate in futuro.
Secondo. La Contiguity non infrange il realismo della narrazione,
come postula l’Ipertempo. Questo perché l’incongruenza storica – di
per sé – non esiste: ciò che è incongruente all’interno di una Linea
Temporale è perfettamente congruente all’interno di una Linea
Temporale attigua.
Terzo. La Contiguity può spiegare uno dei meccanismi fondamentali
delle narrazioni seriali, ossia la ragione per cui i nostri eroi,
nonostante i pericoli letali a cui vanno incontro, riescano sempre a
scampare alla morte. Ce lo ha suggerito, tra gli altri, Karl Kesel:
con un sapiente e impercettibile spostamento del punto di vista, la
casa editrice ci mostra sempre la realtà alternativa in cui
quell’eventualità non si è ancora verificata. |
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