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Premessa
Parlare della Marvel Comics significa parlare dei sogni di
milioni di ragazzi che hanno imparato a conoscere e amare i
supereroi più umani del mondo dei comics. Significa ripercorrere una
storia lunga diverse generazioni, ognuna con un suo trend, una sua
figura di spicco, un suo modo di concepire l’arte e la vita.
Significa per me, soprattutto, calarmi nel mondo fantastico a cui mi
avvicinai per la prima volta ancor prima di iniziare a leggere e che
da allora non mi ha mai più abbandonato.
In questa rubrica ripercorreremo la storia di questa
“meravigliosa” casa editrice, che tanta parte ha avuto
nell’industria del fumetto americana e mondiale, e che ha introdotto
alcuni dei personaggi più amati e acclamati. Dall’Uomo Ragno agli
X-Men, dai Fantastici Quattro a Devil e Hulk, la Marvel è entrata di
prepotenza nell’immaginario collettivo degli ultimi cinquant’anni. E
così ha fatto anche Stan Lee, l’autore (o co-autore) di quasi tutti
i supereroi più famosi, lo scrittore più prolifico, poetico e
immediatamente riconoscibile dell’intero comicdom mainstream. Nel
corso degli anni “il sorridente” è diventato il simbolo della Marvel
Comics, oltre che il suo personaggio più simpatico e istrionico. A
lui, che creò l’universo più grande di tutti, voglio dedicare questa
rubrica.
Ma parlare della Marvel Comics, infine, significa iniziare il
racconto ben prima che Stan Lee introducesse i Fantastici Quattro e
con loro la versione “moderna” e conosciutissima di questo
straordinario affresco. Molto prima di quel novembre 1961,
addirittura indietro fino al 1939, anno di nascita della Timely
Comics e del suo primo supereroe, Sub-Mariner. La Timely di Martin
Goodman, che presto avrebbe avuto anche Stan Lee tra le sue fila, si
sarebbe poi trasformata nella Atlas degli anni cinquanta e infine
nella Marvel che tutti amiamo. Un sogno lungo settant’anni. |
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Il fumetto e il concetto di
supereroe
Il fumetto, forse la forma di intrattenimento e (col tempo) di
arte più immediata e disponibile dell’ultimo secolo, nacque nel 1896
negli Stati Uniti. The Yellow Kid fu il primo di una lunga serie di
strisce quotidiane pubblicate sui giornali più importanti. Fu solo
negli anni trenta, tuttavia, che i comics raggiunsero una grande
popolarità e diffusione, soprattutto tra i giovani, che li portò a
invadere le edicole nel formato oggi tradizionale dei comic book. I
ragazzini americani degli anni della depressione potevano così
leggere, per la prima volta, storie divertenti e a basso costo, che
trattavano per lo più di mondi del futuro, azione e avventura.
Alcuni dei protagonisti di questi albetti, in molti sensi, si
qualificarono come gli antenati dei “moderni” supereroi: basti
pensare a Tarzan o a Phantom, eccezionali figure in lotta, a loro
modo, contro l’ingiustizia.
Ma fu nel 1938, sulle pagine di Action Comics 1, che il fumetto
arrivò al suo giro di boa definitivo. Superman, il primo supereroe,
fu infatti introdotto da Jerry Siegel e Joe Shuster, per l’influente
casa editrice che in seguito sarebbe diventata la DC Comics. L’idea
stessa di un uomo con poteri al di sopra delle possibilità umane,
che combatte terribili minacce, era rivoluzionaria. Allo stesso
tempo, però, incarnava appieno l’ideale americano dell’eroe buono,
il campione della giustizia che con la sua forza e volontà riesce a
battere qualsiasi avversario. E poi, cosa fondamentale, indossava un
costume sgargiante, immediatamente riconoscibile, il suo simbolo e
la sua bandiera. Impensabile affrontare un criminale senza di esso.
Si era ancora agli inizi e, sull’onda dell’entusiasmo, netta era la
distinzione tra buoni e cattivi, bianco e nero. Superman era buono,
leale, coraggioso, perfetto: non provava mai paura e non mollava
mai. Il pubblico mostrò immediatamente di gradire e il personaggio
diventò in breve tempo il più famoso (e venduto) dell’intera
industria.
Si era alle porte di una nuova era: l’enorme successo di Superman,
che sconfinò anche oltre i confini dei comic book e coinvolse film,
cartoni animati e strisce giornaliere, introdusse quella che ancora
oggi è considerata la Golden Age dei fumetti. Questo periodo,
destinato a durare per almeno un decennio, fu caratterizzato da
vendite eccezionali, dall’entusiasmo dei primi cartoonist alle prese
con storie nuove e dall’introduzione di decine i supereroi. Tra
questi, almeno Batman, Flash, Wonder Woman e Capitan America
sarebbero diventati colonne portanti del fumetto d’oltreoceano.
Negli stessi anni nascevano figure iconiche come il Capitan Marvel
della Fawcett (in seguito acquistato dalla DC Comics) e The Spirit
del geniale Will Eisner. La Golden Age vide in generale l’affermarsi
del linguaggio e delle situazioni che avrebbero da allora in poi
accompagnato i comics per sempre: i colori, il formato, le
tematiche, lo stesso modo di scrivere le trame e disegnare le
tavole. I supereroi, dal canto loro, avrebbero monopolizzato le
vendite di buona parte dei decenni successivi. Fu proprio all’inizio
di quest’epoca irripetibile di innovazione ed entusiasmo, qualità e
successo commerciale, che nacque la Timely, e con essa il lungo
sogno della Marvel Comics. |
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